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Tendinite: cosa fare per guarire?

Tendinite: cosa fare per guarire?

10 Aprile 2018

Una contusione, una posizione scorretta, un movimento inconsulto o uno sforzo prolungato: sollecitare troppo un tendine può provocarne l’infiammazione.

È così che, in un batter d’occhio, potreste avvertire una fitta di dolore in corrispondenza di un’articolazione, sia durante il movimento che a riposo: può trattarsi di tendinite, una patologia diffusa ma da non trascurare. La tendinite, infatti, peggiora con l’incuria e con il movimento, rischiando di acutizzare il dolore e di prolungare il periodo di decorso.

Come curare la tendinite, per un primo sollievo?

Se sospettate una tendinite, la prima regola è quella di consultare il medico e farvi consigliare la terapia più adatta.

Solitamente – ma non sempre – i trattamenti per risolvere una tendinite sono:

  • RICE: dall’inglese Rest (riposo), Ice (ghiaccio), Compression (bendaggio stretto) ed Elevation (sollevamento dell’arto). Questa prima soluzione è tanto semplice quanto efficace. Mettete subito a riposo la parte dolorante e fate impacchi di ghiaccio da 15 minuti durante la giornata. Bendate la zona e tenetela spesso alta per favorire la riduzione del gonfiore.
  • Arnica: chi predilige i trattamenti green può contare su questa pomata antinfiammatoria, particolarmente efficace negli eventi traumatici su ossa, muscoli e articolazioni. L’arnica è quindi utile anche nei casi di tendinite, specie se associata al giusto riposo della zona colpita dall’infiammazione.
  • Farmaci antinfiammatori: per sfiammare e contrastare il dolore, il medico potrà prescrivervi anche dei FANS – farmaci antinfiammatori non steroidei – da assumere per bocca o da applicare sotto forma di gel o cerotti.

Con la giusta cura farmacologica e il corretto riposo, dopo 2 settimane dovreste apprezzare un sensibile miglioramento della tendinite.

Se così non fosse consultate nuovamente il medico: possono essere necessari approfondimenti.

Celiachia: i 3 sintomi da non sottovalutare

Celiachia: i 3 sintomi da non sottovalutare

03 Aprile 2018

Secondo il Ministero della Salute la celiachia è in aumento: si parla di oltre 15 mila nuovi casi diagnosticati ogni anno, per un totale di quasi 200.000 italiani affetti da questa patologia.

E tanto altro, sempre secondo le indagini ministeriali, è ancora sommerso: sarebbero quasi mezzo milione, infatti, i connazionali che, inconsapevolmente, sono intolleranti al glutine e non lo sanno.

Ma quali sono i campanelli d’allarme che possono farci sospettare la presenza di celiachia?

Eccone 3 da non sottovalutare.

  1. Attenzione al gonfiore addominale

Il primo sintomo di questa patologia è proprio il ventre gonfio e dolorante: il glutine introdotto all’interno dell’organismo di un celiaco è tossico e danneggia i rivestimenti dell’intestino. Se compaiono sempre più frequenti anche i casi di diarrea, poi, il rischio di celiachia potrebbe essere concreto.

  1. Siete dimagriti?

Il calo di peso potrebbe essere un segnale di celiachia: la reazione avversa dell’organismo al glutine, infatti, impedisce al corpo di assorbire molti dei principali nutrienti provenienti dal cibo, causando dimagrimento e iponutrizione.

  1. Sempre stanchi?

Se vi sentite spesso spossati e senza energia, potrebbe trattarsi di intolleranza al glutine: la debolezza costante, infatti, è un sintomo da non sottovalutare. Colpa dell’infiammazione continua, dello scarso nutrimento e della fatica dell’intero organismo, provato dallo stress psicofisico della condizione allergica permanente.

Se hai dubbi o vuoi saperne di più, parlane con il tuo medico e monitora attivamente il tuo stato di salute: in farmacia trovi dei comodi test di autodiagnosi per verificare, in modo semplice e veloce, se sei intollerante al glutine.

L’herpes t’imbarazza? Ecco come coprirlo!

L’herpes t’imbarazza? Ecco come coprirlo!

27 Marzo 2018

È un periodo di forte stress in ufficio e, come di consueto, sulle labbra è spuntato l’herpes?

Per non sentirsi esteticamente a disagio ed aggiungere dell’imbarazzo al fastidio fisico, perché non camuffarlo?

Coprire un herpes si può: basta farlo con i prodotti giusti, sicuri ed altamente tollerabili.

Ecco come camuffare un herpes e ritrovare il sorriso!

Coprire un herpes con i prodotti giusti

Diciamoci la verità: un herpes sulle labbra non è bello da vedere.

Le bollicine e le lesioni che incorniciano il sorriso, possono mettere a dura prova l’autostima personale.

Per mitigare l’imbarazzo ed essere sempre impeccabili, ecco qualche consiglio:

  • Utilizzate prodotti lenitivi e naturalmente antinfiammatori, come il burro di karité o una crema contenente olio essenziali di camomilla. Applicando queste lozioni sull’herpes, sempre in piccole quantità, sentirete la pelle subito più morbida e meno secca.
  • Tamponate, poi, la zona colpita dall’herpes con un batuffolo di cotone per rimuovere l’eccesso di prodotto e utilizzate un correttore in crema: preferite una texture fluida e dalla formulazione completamente anallergica e ad alta tollerabilità. Picchiettando con le dita riuscirete a coprire perfettamente le lesioni. Importantissimo: ricordate di lavare bene le mani, per evitare di trascinare il virus a contatto con altre parti del corpo.
  • Stendete un lucidalabbra color nudo, per levigare le labbra senza metterle troppo in risalto. In caso di herpes niente rossetti accesi: potreste attirare ancora di più l’attenzione su una zona che, invece, per il momento è da nascondere.

Quali prodotti scegliere? Rivolgetevi al farmacista di fiducia che saprà indicarvi i migliori alleati per un make up efficace, ma dalla formulazione delicata e sicura, per non rischiare di peggiorare la situazione.

Catarro: perché cambia colore?

Catarro: perché cambia colore?

20 Marzo 2018

Le scorse settimane ci hanno regalato un freddo record e, in attesa della primavera, si sono impennate le patologie a carico del sistema respiratorio.

Tosse, raffreddore e mal di gola sono i malanni di stagione che, purtroppo, vanno ancora per la maggiore.

Nei casi più acuti, è possibile osservare del muco: una secrezione solitamente originata dal corpo in risposta ad un’infiammazione, se è liquida, o ad un’infezione delle vie respiratorie, se è vischiosa.

Il catarro, molto diffuso unitamente a mal di gola e raffreddore, può avere colori e consistenze diverse.

Conoscete le differenze?

Ecco una veloce guida per identificare il catarro e risalire alle cause.

I colori del catarro cosa significano?

Non tutte le secrezioni sono uguali né hanno la stessa origine. Scopriamo insieme perché il catarro ha diverse colorazioni e consistenze.

  • Il catarro bianco: indica una normale secrezione, spesso innocua, e piuttosto semplice da espellere.
  • Il catarro giallo: è spesso più denso di quello chiaro e riflette la presenza di un’infezione batterica. Il motivo del suo colore? La presenza di enzimi ferrosi contenuti dai globuli bianchi che combattono i batteri. La risposta del sistema immunitario, quindi, cambia la tonalità delle secrezioni.
  • Il catarro verde: di frequente ha anche un odore sgradevole e può rivelare un’infezione cronica.
  • Il catarro marrone: potrebbe indicare che all’interno delle secrezioni ci sono cellule di sangue. Spesso si tratta della rottura di vasi sanguigni, magari durante lo sforzo della tosse o degli starnuti, ma è sempre meglio non trascurare questo segnale e rivolgersi subito ad uno specialista.

In tutti i casi, non cadete nell’errore dell’autodiagnosi e consultate subito il medico: con il suo aiuto potrete risolvere in modo più sicuro, efficace e veloce l’accumulo di catarro.

Sei in menopausa? Riduci gli integratori con liquirizia

Sei in menopausa? Riduci gli integratori con liquirizia

13 Marzo 2018

Il tramonto dell’età fertile della donna coincide, spesso, con un’ondata di disturbi più o meno intensi.

Sbalzi di umore, aumento del peso corporeo, fragilità scheletrica e diminuzione del desiderio sessuale sono alcuni dei fenomeni connessi con la menopausa e causati dal cambiamento dell’equilibrio ormonale.

A capo dei disagi della menopausa, senza dubbio, risiedono le vampate di calore: si tratta di frequenti e intense sensazioni di caldo improvviso, accompagnate spesso da palpitazioni, da sudorazione e da successive ondate di freddo. La causa? Repentine vasodilatazioni, che colpiscono la parte alta del corpo, concentrandosi principalmente su tronco e viso.

La liquirizia per contenere le vampate di calore: attente agli effetti collaterali

Tra i rimedi naturali consigliati per ridurre i sintomi della menopausa spiccano gli integratori a base di liquirizia: gli estratti di questa radice, infatti, aiuterebbero a contenere le vampate di calore ed a frenare l’osteoporosi, causata dal calo ormonale.

Una recente ricerca, però, sembra mettere in guardia da un consumo eccessivo di questo prodotto naturale: secondo uno studio condotto dall’Università dell’Illinois, infatti, gli integratori a base di liquirizia potrebbero interferire con l’assimilazione di alcuni farmaci, limitandone l’assorbimento e l’efficacia.

Non solo: assumere quotidianamente integratori alimentari a base di radice di liquirizia può avere effetti indesiderati sul ritmo cardiaco e sulla tonicità muscolare. Tra i disagi lamentati dai pazienti esposti ad un consumo elevato di liquirizia, infatti, emergono il battito irregolare l’affaticamento muscolare.

Metabolismo dei medicinali e irregolarità cardiache: due effetti collaterali da non sottovalutare.

Come comportarsi? Informando sempre il medico delle terapie naturali in corso e chiedendo consiglio al farmacista.

La medicina, nel frattempo, sta studiando integratori a base di liquirizia più sicuri e tollerabili.

Nell’attesa, è consigliata prudenza.

Emicrania: arriva un nuovo farmaco iniettivo preventivo

Emicrania: arriva un nuovo farmaco iniettivo preventivo

17 Febbraio 2018

Emicrania, una parola che mette i brividi. Soprattutto a chi ne soffre: l’emicrania sporadica o cronica, infatti, è una patologia davvero invalidante nella quotidianità.

Una malattia privativa, molto diffusa nel mondo: basti pensare che le stime parlano di oltre un miliardo di persone che ne soffrono. Un dato che colloca l’emicrania al terzo posto come diffusione della patologia e al sesto posto tra le malattie più invalidanti.

E non è tutto: al momento, infatti, in commercio esistono numerose soluzioni curative, ma pochissimi farmaci pensati per prevenirla e combatterla in anticipo.

Oggi, però, la rivoluzione nel trattamento dell’emicrania sembra essere vicina: l’agenzia europea per i medicinali (EMA) ha accettato la domanda di autorizzazione all’immissione in commercio per il fremanezumab, un anticorpo in grado di prevenire l’emicrania.

Un farmaco semplice da utilizzare, il fremanezumab può essere somministrato per via iniettiva – a cadenza trimestrale o mensile – anche direttamente dal paziente che soffre della patologia.

Una vera svolta, quella che si prospetta grazie al fremanezumab: considerata la limitata disponibilità di opzioni terapeutiche preventive mirate verso i meccanismi biologici alla base dell’emicrania e tenendo conto del numero di persone che ne soffrono nel mondo, questo farmaco potrebbe diventare un alleato per il benessere per migliaia di individui.

I risultati del programma di sviluppo clinico del fremanezumab parlano chiaro: gli oltre 2 mila pazienti con emicrania episodica e cronica che sono stati sottoposti ai test di somministrazione del farmaco innovativo hanno ottenuto ottimi risultati.

Non solo: le controindicazioni più critiche riscontrare sono state l’indurimento o il leggero dolore nel punto di iniezione, il che conferma che il fremanezumab può essere utilizzato senza particolari effetti collaterali sulla quotidianità dei soggetti che ne faranno uso.

Chiedete supporto al vostro farmacista di fiducia: vi saprà consigliare al meglio nella battaglia contro l’emicrania.

Arriva in Italia un nuovo farmaco contro il tumore al seno

Arriva in Italia un nuovo farmaco contro il tumore al seno

15 Febbraio 2018

L'Agenzia Italiana del Farmaco ha dato l’ok alla commercializzazione nel nostro Paese di un’innovazione terapeutica per curare gran parte dei casi di carcinoma mammario. Stiamo parlando del palbociclib, il primo farmaco della sua classe ad ottenere l’approvazione alla rimborsabilità, studiato per trattare il tumore al seno positivo ai recettori ormonali (HR) e negativo al recettore del fattore di crescita epidermico umano 2 (HER2).

Una svolta nella cura di una forma avanzata o metastatica della malattia che in Italia, ad oggi, si stima stia colpendo circa 30 mila donne.

Una patologia, che per la sua natura, è caratterizzata anche da un elevato tasso di diffusione, a partire dal seno, in altre zone del corpo: dalle ossa, ai polmoni, fino al cervello. Il tumore metastatico, infatti, colpisce i vasi sanguigni e linfatici, andando a raggiungere altri organi e tessuti, delocalizzando la malattia e sviluppando così nuovi focolai tumorali.

Con le cure attualmente a disposizione, stando ai dati odierni, raggiungere la guarigione è più difficile rispetto a quanto accade con altre forme tumorali non metastatiche. Ma ora, grazie a farmaci innovativi come il palbociclib, l’obiettivo è rendere il tumore metastatico al seno una malattia “in controllo”, con la quale le donne possono convivere a lungo, con una buona qualità della vita.

I risultati dei test pre-approvativi sembrano essere incoraggianti: gli studi eseguiti prima di dare il via libera alla commercializzazione del farmaco, infatti, hanno dimostrato che il palbociclib, somministrato in combinazione con una terapia endocrina, prolunga la vita delle pazienti, riducendo in modo significativo l’avanzare della malattia.
Cheratite neurotrofica: sbarca in farmacia un collirio ad hoc

Cheratite neurotrofica: sbarca in farmacia un collirio ad hoc

11 Febbraio 2018

È stato approvato da poco un farmaco innovativo, già disponibile in farmacia, per combattere la cheratite neurotrofica, una patologia degenerativa della cornea causata da un danno del nervo trigemino, che conduce a una perdita della sensibilità corneale e che, quindi, nel tempo può provocare la cecità. Il principio attivo che contraddistingue il collirio appena sbarcato sul mercato è il cenegermin, ideale per il trattamento della cheratite neurotrofica sia in forma moderata, come difetto epiteliale persistente, che critica, come nei casi di ulcera corneale.

Un farmaco innovativo, quello a base di cenegermin, che affonda le sue radici nel passato, grazie alla ricerca medica italiana. La proteina, infatti, fu scoperta addirittura scoperta da Rita Levi Montalcini, che ne verificò le sue capacità di sviluppo, mantenimento e sopravvivenza delle cellule nervose.

Ora, nella sua composizione in gocce oculari, il cenegermin ha l’obiettivo di aiutare i pazienti con cheratite neurotrofica, riparando i danni alla cornea grazie al ripristino dei normali processi di guarigione dell’occhio. Gli studi clinici, infatti, hanno dimostrato che, dopo solo 8 settimane di somministrazione del collirio, i pazienti hanno ottenuto una completa guarigione corneale in moltissimi casi.

Non solo: sono stati davvero ridotti anche gli effetti collaterali riscontrati durante i test pre-approvativi. Da un leggero dolore agli occhi, ad una lieve infiammazione oculare, fino ad aumento della lacrimazione, il collirio a base di cenegermin è stato in grado di contrastare la malattia rara e debilitante, come la cheratite neurotrofica, senza inficiare il generale stato di salute dei pazienti.

E non è tutto: gli esperti sono fiduciosi che l’innovativo meccanismo d’azione del cenegermin potrà in futuro essere applicato per la cura di altre patologie oculari gravi, come il glaucoma e la retinite.

5 proprietà incredibili del burro di karité

5 proprietà incredibili del burro di karité

09 Febbraio 2018

Idrata, lenisce e ammorbidisce la pelle: le principali virtù del burro di karité sono note a molti.

Quello che non tutti sappiamo, però, è che oltre alle più note proprietà questa sostanza naturale nasconde benefici incredibili e poco conosciuti.

Curiosi di sapere perché fa bene il burro di karité puro?

Ecco 5 proprietà incredibili di questa sostanza.

  1. Protegge i capelli

Il burro di karité puro svolge un’azione rigenerante e lenitiva sul cuoio capelluto, ideale per combattere gli stati infiammatori, come la psoriasi, e rafforzare le fibre della cute. Come utilizzare il prodotto? Applicando il burro di karité puro, semplice da acquistare in farmacia, come una maschera per capelli.

  1. Stimola la circolazione sanguigna

Il burro di karité, applicato con un massaggio intenso sulle caviglie e sugli arti inferiori, favorisce la circolazione sanguigna, migliora l’ossigenazione dei tessuti e incentiva l’eliminazione degli scarti metabolici.

  1. Previene e cura le smagliature

Il burro di karité è ricco di acidi grassi, è altamente emolliente e svolge un’azione rigenerante intensa sull’epidermide: per questo è molto indicato per riparare il tessuto cellulare rovinato e per stirare le smagliature su pancia e fianchi.

  1. Cura le ferite

Il burro di karité favorisce la rigenerazione delle cellule dei tessuti ed è quindi indicato anche nei casi di escoriazioni, ustioni e ferite.

  1. Combatte l’artrosi

Il burro di karité ha un elevato contenuto di vitamine ed antiossidanti ed ha riconosciute proprietà antinfiammatorie. Per questo viene spesso impiegato anche per massaggi contro i reumatismi, contro i principi d’artrosi e le infiammazioni tendinee.

Attenzione, però: perché il burro di karité sia efficace, assicuratevi di comprare sempre un prodotto puro e di alta qualità.

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